Vitiligine attiva o stabile? Come capire se si diffonde e cosa cambia nel trattamento

Vitiligine attiva o stabile? Come capire se si diffonde e cosa cambia nel trattamento

La maggior parte delle persone valuta la propria vitiligine dalla grandezza delle macchie. Il dermatologo, però, chiede per prima cosa qualcos’altro: la malattia è attiva o stabile? Vitiligine attiva significa che il sistema immunitario sta distruggendo i melanociti proprio ora, compaiono nuove macchie o quelle vecchie si allargano. Vitiligine stabile è la condizione in cui l’estensione delle macchie non cambia da almeno 6–12 mesi. La risposta a questa domanda cambia l’ordine dei passi: con la malattia attiva bisogna prima fermare la diffusione, solo dopo ha senso investire tempo nella ripigmentazione.

Quattro segni di vitiligine attiva che vedete anche a casa

La task force VETF e il consenso del 2017 (Vitiligo Disease Activity Score, VDAS) descrivono alcuni segni clinici che con alta probabilità indicano che la malattia progredisce. Per riconoscerli non servono strumenti – bastano una buona luce e fotografie a distanza di qualche settimana.

  1. Depigmentazione a coriandoli – piccoli punti bianchi di 1–5 mm sparsi intorno alla macchia o sulla pelle sana, come se qualcuno avesse sparso coriandoli. È il segno di attività più specifico; nello studio di Sosa et al. (JAAD 2015) compariva quasi esclusivamente nella vitiligine in rapida progressione.
  2. Fenomeno di Koebner – nuove macchie esattamente dove la pelle è stata irritata meccanicamente: sotto il cinturino dell’orologio, in vita dalla cintura, sulle ginocchia dopo una caduta, lungo un graffio, dopo un tatuaggio o una scottatura solare. Si presenta nel 20–60 % dei pazienti ed è segno che il sistema immunitario reagisce a ogni danno della pelle.
  3. Vitiligine tricromica – tra la macchia completamente bianca e la pelle normale c’è una fascia di colore intermedio, bruno chiaro. Questo «gradino intermedio» significa che i melanociti del bordo stanno scomparendo proprio ora.
  4. Bordo infiammatorio (eritematoso) – un orlo rosato, leggermente rilevato o pruriginoso attorno alla macchia. È più raro, ma indica quasi sempre malattia attiva.

A questi si aggiungono segni indiretti: nuove macchie negli ultimi 3 mesi, bordi sfumati, «sbiaditi» invece che netti, e perdita di pigmento dei peli sulla macchia (leucotrichia), che indica anche una prognosi peggiore di ripigmentazione in quel punto.

Come il dermatologo valuta l’attività

In ambulatorio si usa la lampada di Wood (luce UVA 365 nm), sotto la quale le macchie prive di melanociti brillano di un bianco gesso e si vedono bene i punti a coriandoli e i bordi sfumati che sfuggono alla luce diurna. L’estensione si registra con il punteggio VASI (Vitiligo Area Scoring Index) o VES, l’attività con VDAS o VIDA – quest’ultimo è semplice: valuta se nelle ultime 6 settimane, 3 mesi, 6 mesi o un anno sono comparse nuove macchie. Il dermatologo chiede anche delle malattie autoimmuni associate (tiroide – vedi Vitiligine e tiroide: perché far controllare TSH e anticorpi), di stress recente, infezioni e farmaci, perché l’attività della vitiligine è spesso legata a questi fattori scatenanti.

Primo passo nella vitiligine attiva: la stabilizzazione

Nella vitiligine in rapida diffusione (nuove macchie ogni mese, depigmentazione a coriandoli, Koebner) le linee guida BAD 2021 e VETF raccomandano prima di tutto di fermare l’attacco immunitario. Opzioni su cui decide il medico:

  • Terapia corticosteroidea a mini-pulsi – basse dosi di corticosteroidi orali (più spesso desametasone 2,5–5 mg) per due giorni consecutivi a settimana per 3–6 mesi. In diversi studi ha fermato la diffusione nell’80–90 % dei pazienti con effetti collaterali accettabili.
  • Corticosteroidi topici o tacrolimus sulle macchie nuove – su viso e collo la prima scelta è il tacrolimus, su tronco e arti un corticosteroide potente in regime intermittente (per es. 1 volta al giorno per 3 settimane, 1 settimana di pausa).
  • Inibitori JAK – la crema al ruxolitinib (Opzelura) è approvata in UE per la vitiligine non segmentale del viso dai 12 anni; gli inibitori JAK sistemici (upadacitinib, ritlecitinib) sono in studi di fase 3 e mostrano di saper stabilizzare e ripigmentare la vitiligine.
  • Fototerapia NB-UVB – ha di per sé un effetto stabilizzante: negli studi ha fermato la progressione nella maggior parte dei pazienti entro 3 mesi e al tempo stesso avvia la ripigmentazione. La combinazione con la terapia a mini-pulsi è più efficace di ciascun metodo da solo.

Cosa potete fare voi finché la vitiligine non è stabile

  • Proteggete la pelle da ferite e sfregamenti – abiti ampi, orologio sull’altro polso, niente grattamenti, prudenza nello sport. Nella vitiligine attiva ogni danno è una potenziale nuova macchia (Koebner).
  • Niente scottature solari – SPF 50 su macchie e zone circostanti; sole moderato e controllato o luce 311 nm vanno bene, la scottatura è un fattore scatenante.
  • Esami di tiroide, B12 e vitamina D – le malattie associate non trattate tengono in moto l’autoimmunità.
  • Stress – non si può «spegnere», ma sonno regolare e movimento riducono in modo dimostrato il cortisolo e lo stress ossidativo, coinvolti nell’attivazione della vitiligine.
  • Fotografate ogni 4 settimane con la stessa luce e dalla stessa distanza – l’unico modo affidabile per sapere se siete stabili.

Vitiligine stabile: quando iniziare la ripigmentazione e cosa aspettarsi

Quando l’estensione delle macchie non cambia da 3–6 mesi e non ne compaiono di nuove, è il momento di concentrarsi sul ritorno del pigmento. La base resta l’UVB a banda stretta 311 nm 2–3 volte a settimana (il confronto con gli eccimeri 308 nm è in UVB 311 nm o excimer 308 nm: quale luce è migliore per la vitiligine?), su viso e collo in combinazione con tacrolimus o ruxolitinib. I nostri clienti integrano la luce con un gel a base di psoraleni prima della seduta (Vitistop Gel) e il supporto quotidiano dei melanociti con compresse a base di rame, zinco e L-tirosina (Vitistop compresse); l’intero percorso è nel protocollo di trattamento.

Cosa decide il risultato: la sede (viso e collo 70–80 % di successo, tronco 50–60 %, mani e piedi sotto il 30 %), la presenza di peli nella macchia (riserva di melanociti), la durata della macchia (le macchie recenti rispondono meglio) e la regolarità. Nella vitiligine stabile che non risponde alla luce da almeno un anno si possono considerare i metodi chirurgici – trapianto di melanociti o mini-innesti – che hanno senso proprio perché nella malattia stabile il pigmento trapiantato non viene distrutto dal sistema immunitario.

Non siete sicuri in che fase vi trovate? Inviateci due foto a distanza di un mese e descrivete dove sono le macchie – vi diremo cosa faremmo per primo. I risultati dei clienti che hanno percorso questa strada sono nella sezione I vostri risultati.

Volete un consiglio su come iniziare? Scriveteci dove sono le vostre macchie e da quanto tempo – rispondiamo entro un giorno lavorativo con una proposta concreta.

Scriveteci Lampade UVB 311 nm

Domande frequenti

Per quanto tempo la vitiligine deve essere stabile prima di un trattamento chirurgico?

La maggior parte dei centri richiede almeno 12 mesi senza nuove macchie e senza ingrandimento di quelle esistenti, alcuni 6 mesi. Con la malattia attiva i melanociti trapiantati verrebbero distrutti.

Posso usare la lampada UVB mentre la vitiligine si diffonde?

Sì, l’NB-UVB ha un effetto stabilizzante e le linee guida lo raccomandano nella vitiligine attiva, idealmente in combinazione con la terapia del dermatologo. Aumentate la dose con cautela ed evitate scottature, che potrebbero provocare il fenomeno di Koebner.

Cosa significa se i peli sulla macchia sono diventati bianchi?

La leucotrichia significa che sono distrutti anche i melanociti nel follicolo pilifero, da cui il pigmento si rigenera. Una zona così risponde debolmente alla luce; più possibilità le danno i trattamenti combinati o chirurgici.

Il fenomeno di Koebner è un motivo per smettere di fare sport?

No. Basta limitare sfregamenti ripetuti e piccole ferite nello stesso punto (cinghie strette, cuciture ruvide, inginocchiarsi senza protezione) ed essere più prudenti nella fase attiva. Il movimento aiuta a ridurre lo stress, che è di per sé un fattore scatenante.

Vitiligine stabile significa che non si diffonderà mai più?

No, la vitiligine procede a ondate. Per questo conviene fotografare le macchie anche dopo aver raggiunto la stabilità e reagire presto ai primi nuovi punti – le macchie recenti si ripigmentano più facilmente.

Leggete anche

Fonti: van Geel N et al. Development and validation of the Vitiligo Disease Activity Score (VDAS). Br J Dermatol 2022; Sosa JJ et al. Confetti-like depigmentation: a potential sign of rapidly progressing vitiligo. J Am Acad Dermatol 2015; Eleftheriadou V et al. BAD guidelines for the management of people with vitiligo 2021; van Geel N et al. Koebner phenomenon in vitiligo: European position paper. Pigment Cell Melanoma Res 2011; DermNet – Vitiligo.

Questo articolo ha carattere informativo e non sostituisce la visita né le indicazioni del dermatologo o dell’endocrinologo. I nostri prodotti supportano la cura della pelle accanto alla terapia consigliata dal medico; i risultati sono individuali.

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